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Finanziamento Pubblico ai Partiti: ecco la proposta del M5S, molto diversa della LORO

Meno male che noi non abbiamo nessuna proposta da fare!

Ecco il Finanziamento Pubblico ai Partiti che vuole il M5S:

  •  Abolizione totale e immediata del finanziamento pubblico ai partiti e del cofinanziamento;
  •  Limiti massimi di spesa molto ridotti per le campagne elettorali;
  •  Erogazioni liberali da parte di persone fisiche e giuridiche col tetto massimo di € 5.000 annui e detrazione del 19%;
  •  Controllo costante e reale dell’operato contabile dei partiti;
  •  Sanzioni puntuali sia per i partiti che per le società di revisione dei bilanci dei partiti che commettono illeciti;

Sul finanziamento pubblico ai partiti il Governo fa spot elettorali e ha realizzato un provvedimento che risulta anche peggiore della disciplina vigente. Questo perché è nato male – da un disegno di legge scritto frettolosamente – e portato avanti fra rinvii, sospensioni e liti che hanno coinvolto Pd e Pdl. E non si tratta di semplici tensioni dentro la maggioranza, perché tocca il livello qualitativo della democrazia rappresentativa: la disciplina e il finanziamento dei partiti.

In questo contesto di disastro doloso, il M5S ha cercato di portare un po’ di chiarezza, non solo attraverso una propria proposta di legge abbinata a quella del Governo, ma anche presentando un testo alternativo. Una proposta riassumibile in tre parole: LIMITI, CONTROLLI E SANZIONI.

Ecco gli emendamenti del M5S alla #leggeimbroglio

Naturalmente i partiti hanno la loro proposta, MOLTO DIVERSA dalla nostra.

Ecco cosa vorrebbero:

  •  Per accedere partiti e movimenti devono dotarsi di statuto con requisiti da partito comunista dell’Unione sovietica
  •  Ai partiti va il 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi
  •  Le donazioni liberali godono di super detrazione (52 per cento fino a 5mila euro e 26 da 5mila fino 20mila). Anche per le scuole politiche.
  •  No tetto alle donazioni. Detrazione massima per persone giuridiche 26% su 100mila/anno
  •  Salva “Forza Italia”: nel caso in cui si formi nuovo partito dalla metà +1 di un partito presente in Parlamento può beneficiare sia del 2 per mille che delle donazioni detraibili (emendamento)
  •  Sanzioni: non ce n’è!
  •  Mozione Totò Riina: obbligo di dichiarazione congiunta solo per i finanziamenti e i contributi, erogati in favore dei partiti politici iscritti nel registro di cui all’articolo 4, di importo annuale superiore a 100.000 euro
  •  Costo tessere di partito scaricabile
  •  Cig straordinaria per dipendenti partiti iscritti a registro – anche per sedi periferiche

Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 ad oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato“. Non è Beppe Grillo ad aver usato queste parole ma Enrico Letta nel discorso per ottenere la fiducia. Diceva che “il sistema va rivoluzionato” e che si dovevano introdurre “misure di controllo e di sanzione“.

Belle parole rimaste sulla carta o in qualche tweet del premier mentre i partiti che sorreggono la sua maggioranza hanno litigato al punto di non trovare alcuna mediazione.

Il disegno di legge che era stato ribattezzato #leggetruffa, perché faceva uscire il finanziamento pubblico dalla porta per farlo rientrare dalla finestra, ha subito le sue modificazioni genetiche fino a diventare la #leggeimbroglio.

Ecco il capolavoro che arriverà in aula.

Per accedere al finanziamento pubblico – pardon – contribuzione volontaria fiscalmente agevolata (ma attraverso forti detrazioni pagate dalla fiscalità generale) e contribuzione indiretta (ma attraverso il 2 x 1000 delle nostre tasse), bisogna essere iscritti in un “registro dei partiti” e per accedere all’almanacco bisogna avere requisiti simili a quelli del Partito Comunista Sovietico: numero, composizione e attribuzioni organi deliberativi, esecutivi e di controllo; modalità elezione e durata degli incarichi; soggetto fornito della rappresentanza legale; cadenza assemblee congressuali nazionali; le procedure per approvazione atti del partito; modalità di partecipazione degli iscritti all’attività del partito; etc etc etc.

Ciò consente ai partiti di ottenere il 2 per mille dalle dichiarazioni dei redditi che i cittadini vorranno volontariamente donare ma, soprattutto, ottenere le donazioni liberali. Somme detraibili dalle tasse al 52 per cento per cifre fino a 5mila euro e al 26 per cento da 5 fino a 20mila euro.

La soglia di detrazione del 52 per cento vale anche se si decide di mandare i propri figli a scuole o corsi di formazione politica mentre attualmente le spese per l’asilo sono detraibili al 19 per cento, tanto per far capire l’equità fiscale di questa pensata.

Il testo che approda in aula poi non prevede un tetto alle donazioni e un lungimirante emendamento proposto dal PDL salva in anticipo la rediviva “Forza Italia”: nel caso in cui si formi un nuovo partito dalla metà più uno di una formazione già presente in Parlamento, può beneficiare sia del 2 per mille che delle donazioni detraibili.

Salvi anche i dipendenti dei partiti che, in caso di crisi economica, avranno dirittamente accesso alla cassa integrazione straordinaria, mentre gli operai fuori dal Palazzo devono mendicarla.

Quanto alle famose “sanzioni” e ai “controlli” sbandierati da Letta, il capolavoro della maggioranza sgangherata ha raggiunto il suo livello massimo: non ci sono. O meglio, non c’erano, prima dell’intervento del M5S che ha portato a più miti consigli i partiti che però, in un altro emendamento – peraltro ancora da approvare – si sono limitati solo a prevedere l’esclusione dalla percezione di quota parte delle somme derivanti dal 2 per mille per chi non rendiconta, commette errori o falsi o non certifica il suo rendiconto. Sai che sforzo, considerando che i partiti stessi non si aspettano grandi entrate da questa forma di finanziamento.

Insomma, le uniche organizzazione che potranno sovvenzionare i partiti sono le grosse lobby che possono far giungere fiumi di denaro “frazionando” le donazioni grazie alle loro ramificazioni.

E poi c’è la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita. Il signor Totò Riina può effettuare un bonifico di 99mila euro a un partito. E nulla, secondo questa legge, accadrebbe.

Giulia Sarti