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M5S contro gioco d'azzardo

Il gioco d’azzardo in Italia sta toccando cifre assurde. Bisogna fermare questo fenomeno ai danni dei cittadini e dello Stato

Il gioco d’azzardo è diventato un problema per tutto il Paese dato che:

  • non si tratta di un gioco.
  • da questo affare lo Stato subisce perdite miliardarie.
  • è un terreno di coltura per illegalità e fenomeni mafiosi. 

Non è un gioco, ma un comportamento rischioso per la salute. I giocatori in Italia sono circa 15 milioni, di cui 1.250.000 sono ragazzi tra i 15 e i 19 anni.

Le stime più restrittive calcolano in 800.000 i giocatori patologici e in 2 milioni i giocatori problematici. Gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni, con profili di gioco problematico o patologico, secondo le recenti indagini pubblicate dal Dipartimento delle politiche antidroga, sono il 7,2 per cento, cioè circa 200.000. Il gioco sarebbe vietato ai minorenni. Hanno un sistema emotivo in fase di sviluppo e un minore controllo degli impulsi. Sono dunque più vulnerabili e vanno protetti. La varietà, la disponibilità e l’accessibilità dei giochi, invece, facilitano l’insorgenza della patologia, come pure la pubblicità, specialmente quella ingannevole, e, ancora, il breve tempo di latenza tra la giocata e il suo esito, che nelle slot machine è di qualche secondo appena.

Il gioco d’azzardo patologico è molto simile alla dipendenza da droghe. Il desiderio irresistibile porta a trascurare il lavoro, gli affetti, la famiglia, i figli, a commettere reati o a restarne vittima, come nel caso dell’usura. Il Sistema sanitario nazionale non ha ancora istituito programmi di prevenzione e cura. Si è previsto l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza, ma non ci sono coperture economiche, dunque in Conferenza unificata Stato-Regioni non si è dato seguito ai proclami.

Contrariamente a quanto si va dicendo, lo Stato subisce, come dimostrerò, una perdita netta da questo mercato. Su 88,5 miliardi di fatturato allo Stato vanno 8 miliardi. Ciò equivale ad una tassazione media del 9 %. La sola IVA per le nostre imprese è invece attualmente al 21%. Una disparità inaccettabile. Un favore troppo eclatante per non risultare sospetto. Questo fatturato deriva per il 56% da slot machine e videolottery, che pochi anni fa non esistevano, e buona parte del mercato è in mano a multinazionali residenti in paradisi fiscali. Si tratta dunque di risorse sottratte ai consumi interni. A risentirne è la famiglia del giocatore, che a volte priva perfino i figli del sostentamento. Ma le conseguenze negative le subiscono anche le imprese italiane e l’occupazione, che perde 120.000 posti di lavoro, anche se verosimilmente sono molti di più. Lo Stato da parte sua perde, per mancati consumi, circa 3,8 miliardi di entrate IVA.

L’attrazione per il gioco causa poi assenteismo. È correlata a patologie da stress, a problemi psicologici anche gravi (ansia, depressioni, idee suicidarie) e a dipendenza da alcol e droghe. I giocatori patologici richiedono dunque più assistenza ambulatoriale e ricoveri. Hanno maggiori assenze per malattia. Denotano minore produttività sui luoghi di lavoro e, spesso, lo perdono, il lavoro. Dunque le famiglie necessitano di assistenza sociale. Consideriamo poi i danni derivanti da furti, truffe, usura e i costi dello Stato per il contrasto ai fenomeni criminosi.

In base ad uno studio dell’Università di Neuchâtel, i costi sociali e sanitari per l’Italia ammonterebbero a circa 6 miliardi. Dunque l’Italia ricava 8 miliardi l’anno, ma le entrate per l’Erario sono in calo, mentre subisce perdite per 10 miliardi e le patologie sono in aumento. A chi conviene questo mercato?

Il mercato illegale vale 10 miliardi. Almeno 42 cosche, qualcuno dice 50, a seconda dei conteggi, probabilmente sono di più, sono state indagate da dieci procure per gli interessi anche nel mercato legale, che vale 88,5 miliardi nel 2012 e viene utilizzato come lavanderia per riciclare capitali sporchi, poiché i flussi di denaro non vengono adeguatamente monitorati. Nemmeno il divieto del gioco per minorenni viene fatto rispettare.

La Commissione parlamentare antimafia nella scorsa legislatura ha denunciato i gravi fenomeni di illegalità legati al settore: usura, estorsioni, riciclaggio di denaro, truffe, elusione e evasione. Grosse responsabilità ha la politica, che, a partire dal 1997, da destra a sinistra, ha di fatto rovesciato la normativa: ciò che prima per legge era vietato con poche eccezioni è diventato usuale. L’eccezione ha ucciso la norma.

Quali misure devono essere adottate? In primis attribuire maggiori poteri ai sindaci per regolare la diffusione dei locali e la loro attività. La normativa attribuisce questa responsabilità alla materia “ordine pubblico e sicurezza“, estromettendo i sindaci dai compiti di tutela della salute pubblica.

Istituire un registro nazionale per le persone che per proteggersi chiedono volontariamente di essere escluse dall’accesso ai giochi, come già avviene nei casinò, ed introdurre sistemi di accertamento dell’identità anche a tutela dei minori.

Come avviene per sigarette e tabacchi, vietare totalmente la pubblicità del gioco d’azzardo, diretta ed indiretta, in ogni spazio pubblicitario, comprese le sponsorizzazioni sportive e di altra natura. In relazione a ciò istituire un efficace sistema sanzionatorio a carico dei trasgressori.

Il decreto-legge n. 158 del 2012 impone che sugli apparecchi elettronici e negli spazi adibiti al gioco d’azzardo siano visibili avvertenze sui rischi. Deve essere tuttavia spiegato e specificato cosa s’intenda per «ben visibili» in modo oggettivo e non interpretabile. Il medesimo decreto prevede che le probabilità di vincita reali siano indicate in modo evidente; bisogna spiegare anche in questo caso cosa significa «evidente» e le vincite, il cui ammontare sia pressoché pari alla giocata, non devono essere considerate nel computo. Se metto cioè un euro e ricevo un euro, dove è la vincita? Il giocatore ha però una falsa sensazione di gratificazione che lo incentiva al gioco. Con questo sistema inoltre la probabilità di vincita viene artificialmente gonfiata.

È necessario allineare ed uniformare la tassazione sui diversi giochi, innalzandola già a partire dall’anno in corso. Le maggiori entrate devono essere destinate al finanziamento di programmi di prevenzione, cura e ricerca e dare, quindi, piena applicazione al decreto-legge n. 158 del 2012.

Ritengo inoltre importante che si finanzi, di concerto con le associazioni promotrici della campagna nazionale contro i rischi da gioco d’azzardo «Mettiamoci in gioco», uno studio che determini quanto costerebbe e quali benefici potremmo trarre dal ritorno alla situazione normativa antecedente al 1997, quando non avevamo slot machine e vivevamo meglio, definendo un eventuale piano di uscita.

Implementare inoltre l’articolo 88 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, concernente la disciplina delle concessioni e delle licenze in materia di giochi e scommesse, nel senso proposto nella relazione della Commissione parlamentare antimafia approvata in data 17 novembre 2010.

Incrementare le sanzioni penali ed amministrative per coloro che esercitano, anche a distanza, in qualunque modo, attività di scommesse in mancanza di autorizzazione o licenza.

Assicurare la piena tracciabilità dei flussi finanziari nel gioco d’azzardo su tutto il territorio nazionale per prevenire infiltrazioni criminali e riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Infine, promuovere nel corso dell’esame parlamentare del cosiddetto decreto IMU la soppressione dell’articolo 14, attivando le procedure necessarie per esigere integralmente le somme dovute dalle imprese operanti nel settore del gioco d’azzardo multate per elusione ed evasione fiscale. Rimuovere altresì immediatamente da ruoli di responsabilità e di discrezionalità i funzionari dello Stato coinvolti a vario titolo in questa scandalosa vicenda giudiziaria.

Intervento del senatore Endrizzi:


Giulia Sarti