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Ayala, ex pm del maxi-processo è stato CONDANNATO
Ayala, ex pm del maxi-processo è stato CONDANNATO

Questa mattina Giuseppe Ayala, ex pm del maxi-processo, è stato condannato dal Tribunale di Milano

Questa mattina Giuseppe Ayala è stato condannato dal Tribunale di Milano per diffamazione nei confronti di Salvatore Borsellino. Dovrà pagare una multa di 2000 euro più spese processuali ed altri 15.000 euro di risarcimento alla famiglia Borsellino.

L’episodio che ha scatenato questo processo ha origine nel novembre 2010 e mi riguarda personalmente.

Non ho mai voluto pubblicizzare più di tanto l’accaduto, proprio perché attendevo il corso del processo e non ritenevo giusto, visto il mio attuale ruolo all’interno delle istituzioni, esprimere opinioni a riguardo. Questa mattina però, finalmente, è arrivata la sentenza di condanna in primo grado ed è sacrosanto darne conto ai cittadini.

Ayala ricorrerà in appello quindi nulla è definitivo, intanto mi preme raccontare ciò che accadde 3 anni fa e come si è arrivati a questa prima sentenza di condanna.

Vi racconto questa storia per far capire che ogni nostra azione quotidiana, anche la più banale e scontata, ogni azione legata a quegli  ideali di verità, legalità e giustizia che sembrano ormai persi nel nostro paese, può essere fondamentale per ottenere risultati concreti ed importanti.

Il 27 settembre del 2010, Salvatore Borsellino pubblicò una lettera aperta (http://goo.gl/BYzZ7V) diretta a Giuseppe Ayala, ex pm del maxi-processo, in cui poneva 5 semplici domande sulle  versioni contrastanti che Ayala aveva fornito sul ritrovamento della borsa del giudice Borsellino al cui interno vi era l’agenda rossa, sparita nel giorno dell’attentato.  Ricordiamo che Ayala fu uno dei primi ad arrivare sul luogo della strage quel 19 luglio 1992.

Passati due mesi, Ajala non risponde ma continua a girare l’Italia con il suo spettacolo “Chi ha paura muore ogni giorno”. Il 4 novembre 2010 è a Bologna. Io ed altri attivisti del movimento 5 stelle ci rechiamo al Teatro delle Celebrazioni con il foglio delle domande di Salvatore Borsellino in mano, pronti a volantinare e ad intervistare il magistrato per ottenere risposte.

Giriamo un video che pubblichiamo su youtube:

La reazione di Ayala alle mie domande è sconcertante. Ricordo ancora la sensazione che ho provato quella sera. Pensavo che mi sarei trovata davanti una persona di alto profilo, gentile, educato, con un background fuori dal comune proprio per il suo passato a Palermo; un uomo che non avrebbe avuto alcun problema a chiarire la sua posizione di fronte a semplici domande poste da una ragazza di 24 anni ansiosa di verità e conoscenza.

Non andò così. Ayala non rispose a quelle domande e, al contrario, apostrofò Salvatore Borsellino come una persona con evidenti problemi di sanità mentale e come un “caino” facendo intendere che aveva, secondo lui, tradito la memoria del fratello Paolo.

Dopo quella sera pubblicammo il video e raccontai tutto a Salvatore. Lui decise di querelare Ayala penalmente per diffamazione. La speranza era quella di ottenere le sue risposte davanti ad un giudice, nella sede più opportuna: il tribunale.

A giugno 2011 fui chiamata a Milano a testimoniare come persona informata sui fatti in fase di indagini e raccontai gli avvenimenti di quella sera di inizio novembre 2010. I pm avevano già preso visione del nostro video.

Questa mattina finalmente giustizia è stata fatta (perlomeno un primo passo!).

Ayala è stato condannato per diffamazione nonostante il pm si fosse adoperato per chiederne l’assoluzione appellandosi al presunto “stato d’ira” di Ayala (che in realtà era calmo e lucidissimo quella sera) e alle offese reciproche tra lui e Salvatore Borsellino (peccato che poi non è stata in grado di menzionare quali offese avrebbe mai mosso Salvatore ad Ayala).

Il giudice è andato contro la richiesta del pm ritenendo, quindi, Ayala colpevole.

Se Ayala deciderà di rispondere a quelle famose domande davanti ai giudici di Caltanissetta dove è in corso il processo borsellino quater, Salvatore ritirerà la querela nei suoi confronti.

Ricordo che quella sera di novembre, come in tante altre occasioni di attivismo portate avanti in questi anni, nella mia testa risuonavano sempre le parole di Paolo Borsellino: “Quando questi giovani saranno adulti, avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.

Giulia Sarti