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Le NOMINE di Renzi nelle società pubbliche
Le NOMINE di Renzi nelle società pubbliche

Ieri sera mi sono DOCUMENTATA sulle nomine di Renzi. Guardate cosa ho scoperto

Ieri sera, dopo l’audizione in commissione antimafia del procuratore Nicola Gratteri che ha ribadito le stesse perplessità del M5S in merito alle pene ridicole e troppo basse del 416ter, sono tornata a casa e ho aperto il computer per documentarmi un po’ sulle Nomine che sono state fatte nelle società partecipate dallo Stato. Condivido con voi tutto quello che ho trovato in rete facendo un collage degli articoli più interessanti!

Nel gioco delle tre tavolette, Renzi è insuperabile: alla fine cambia sette manager su otto, nomina tre donne immagine per guadagnarsi il titolo sui giornali fiancheggiatori, riesce nell’impresa di consegnare a imprenditrici private la presidenza di tre settori pubblici chiave senza che nessuno osi parlare di conflitto di interessi.

Se le stesse cose le avesse fatte Berlusconi, diciamoci la verità, lo avrebbero massacrato giustamente, ma se lo fa il bamboccione di Pontremoli che si è fatto assumere da paparino come dirigente pochi giorni prima di correre per la Provincia di Firenze con aggravio dei contributi a carico degli italiani, tutti a parlare delle quote rose.

Il più grande bluff del secolo, il nulla fatto premier, un puparo in mano a forze economiche ben definite, “l’uomo di sinistra” che piace tanto alla casalinga di Voghera amante dei venditori di pentole taroccate, può dichiararsi “soddisfatto per la forte presenza femminile, segno di un protagonismo che chiedeva da troppo tempo un pieno riconoscimento anche da parte del settore pubblico, in linea, anzi all’avanguardia, rispetto alle migliori esperienze europee ed internazionali”.

Magari all’estero le donne provengono da esperienze manageriali pubbliche e non da gruppi industriali privati, ma per Renzi questo è un dettaglio.
Riesce a riciclare persino Moretti e a trattenerlo in Italia, dopo i brillanti risultati che lo hanno fatto portare in trionfo dai pendolari italiani: è tale la sua competenza ferroviaria che prende il Freccia Rossa direzione Finmeccanica dove sistemerà anche le navi.

Alla presidenza dell’Eni arriva l’ex numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, gruppo industriale omonimo, società in rapporti con Eni e in passato coinvolta anche in vicende giudiziarie con il colosso controllato dal Tesoro (Enipower). La corruzione dei manager Enipower è costata alla Marcegaglia Spa la confisca di 250 mila euro oltre a 500 mila euro di pena pecuniaria, mentre la Ne Cct Spa (controllata da Marcegaglia al 70 per cento) ha dovuto versare a Eni ed Enipower 4 milioni di euro come risarcimento danni. La condanna a 11 mesi per corruzione comminata ad Antonio Marcegaglia il fratello di Emma, è stata di conseguenza sospesa.

Alla presidenza dell’Enel approda Patrizia Grieco che viene da Fiat Industrial, è presidente esecutivo di Olivetti e componente del cda di Italgas.

Per le Poste, infine, è stata scelta Luisa Todini, ex eurodeputata di Forza Italia, proprietaria della Todini Finanziaria Spa, ora nel cda della Rai, il nuovo Mastrapasqua vestito di rosa, con qualche anno in meno, ma sicuramente in tempo per battere il record del dimissionario mister 25 poltrone. Infatti tra i suoi incarichi c’è la presidenza della Todini Finanziaria Spa e della Domus Etruria Srl di cui possiede il 100% delle azioni. La prima è un’azienda impegnata nel settore agricolo, la seconda in quello immobiliare. Attraverso la Todini Finanziaria controlla la Ecos Energia (impegnata nelle energie rinnovabili) e la Proxima Srl (che afferisce al settore immobiliare) e detiene il 22% della Todini Costruzioni. Come detto, è presidente della Todini Finanziaria, ma anche della Todini Costruzioni Generali, della Ecos Energia e risulta consigliere di amministrazione della Salini Costruttori.

Maria Luisa Todini può anche vantare la presidenza della FIEC-Federazione industria europea delle costruzioni dal 2010, del Comitato Leonardo dal 2009, del Foro di Dialogo italo-russo dal 2004, mentre dal 2008 è membro della Fondazione Italia USA. È consigliere di amministrazione della Fondazione Child dal 2012 e della Luiss-Libera Università Internazionale Studi Sociali. Infine è stata vicepresidente dell’IPI, Istituto per la Promozione Industriale.
Da ricordare che nel 2011 l’ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio ha sequestrato il cantiere della villa di proprietà del presidente della Federazione industria europea delle costruzioni Luisa Todini perché ABUSIVA !

L’unico presidente della vecchia guardia che conserva il posto, confermando quindi ampiamente il toto-nomine impazzato nei giorni scorsi, è Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, che rimane a Finmeccanica. De Gennaro, ricordiamolo, è l’uomo dei “non so, non ricordo, non mi sembra, non dovrei, non saprei” in merito al periodo ’92-’93 quando era prima vice e poi direttore della Direzione Investigativa Antimafia . Ha risposto sempre con tutte le declinazioni del non so negli interrogatori dei processi sulla trattativa stato-mafia.

Per lo più riciclati i nuovi amministratori delegati: all’Eni e all’Enel Paolo Scaroni e Fulvio Conti vengono sostituiti da due interni: al gruppo petrolifero viene promosso Claudio Descalzi mentre al gruppo elettrico Francesco Starace conquista la poltrona principale dopo aver gestito il business delle rinnovabili con Enel Green Power.
Ricordiamo che la fine del mandato per Paolo Scaroni (Eni), Fulvio Conti (Enel) e Flavio Cattaneo (Terna), vale rispettivamente: 8,3, 6,4 e 2,4 milioni di euro. Bel risparmio tutto targato Renzi !

Alle Poste mister Agenda digitale, Francesco Caio, che la spunta su un altro nome circolato con insistenza, quello dell’ad dell’Espresso Monica Mondardini.
Nessun nome, per il momento, su Terna, su cui deciderà Cdp, ma per la quale si fa per la presidenza il nome di Catia Bastioli, a.d. di Novamont, azienda novarese leader nella produzione chimica (altra privata) , e di Aldo Chiarini per il ruolo di a.d.

Poi ci sono i nomi di più diretta ‘emanazione’ del presidente del Consiglio: li troviamo nei cda delle controllate, dove ci sono le personalità più direttamente riferibili a partiti e correnti.
E così nel cda di Eni c’è Luigi Zingales, economista, vicino a Renzi fin dai tempi delle Leopolde. Oltre a lui, Fabrizio Pagani, ex consigliere economico di Enrico Letta, ora nel board del ministro Padoan.
Tra i consiglieri di amministrazione di Enel c’è Alberto Bianchi, presidente della Fondazione renziana ‘Big Bang’, nonché finanziatore della stessa fondazione.
E finanziatore di Renzi dai tempi della campagna per le primarie 2012 è anche Fabrizio Landi, che è nel cda di Finmeccanica (dove troviamo anche Marta Dassù, vicina al Pd dalemiano, e Guido Alpa, vicino a Denis Verdini di Forza Italia).
Nel cda di Poste c’è invece Antonio Campo dall’Orto, anche lui nell’elenco finanziatori della Big Bang.
Suo compagno di squadra in Poste, l’ex portavoce di Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao.
Queste sono le nomine di Renzi, alla fine l’unica cosa che è riuscito a rottamare è la Smart inquinante con una nuova e lussuosa autoblù. Il cambiamento è un’altra cosa, questo si chiama poltronificio 2.0 ai danni dei cittadini italiani ignari e purtroppo tenuti all’oscuro di quello che succede realmente nei palazzi del potere da un sistema dei media troppo spesso interessato al gossip e troppo poco interessato a fare le pulci a questo governicchio.

Come avevamo detto all’inizio del Governo Renzi, non cambierà nulla, se non in peggio.

Giulia Sarti