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La legge sui disastri ambientali del Movimento 5 Stelle
La legge sui disastri ambientali del Movimento 5 Stelle

Perché definire “incapaci o imbroglioni” i parlamentari che si sono impegnati in questo lavoro?

Sta girando in rete un attacco virale alla proposta di legge sull’introduzione dei “delitti contro l’ambiente” nel Codice penale, approvata dalla Camera dei Deputati e trasmessa al Senato della Repubblica. Tutto nasce da un documento – molto critico e in parte ingeneroso – elaborato da Maurizio Santoloci, un magistrato esperto di diritto ambientale. Una critica che – pur molto forte nei toni e non del tutto giustificata – avrebbe potuto costituire un punto di partenza per un confronto e un eventuale miglioramento di un testo che rappresenta – in ogni caso – un passo avanti fondamentale per la tutela penale dell’ambiente. Del resto, come gruppo parlamentare Movimento Cinque Stelle, ci siamo subito messi in contatto con Santoloci proprio per valutare insieme le eventuali criticità della norma e le possibili soluzioni.
Ci si chiede quale sia l’obiettivo di chi, usando in modo strumentale il testo di Santoloci, spara a zero su una proposta della quale non si conoscono esattamente i contenuti? Perché definire “incapaci o imbroglioni” i parlamentari che si sono impegnati in questo lavoro? Perché la riforma rappresenta davvero un pericolo per l’ambiente o perché si vuole screditare un soggetto politico? Non è un caso, probabilmente, che la critica sia rivolta più al Movimento Cinque Stelle – ossia ad una forza di opposizione – che a chiunque altro abbia collaborato alla redazione finale del testo. Un testo – non dobbiamo dimenticare – che è frutto di una fisiologica mediazione tra tutte le forze politiche. Per affermare che è addirittura peggio della situazione attuale bisogna essere o incompetenti o in malafede. Proviamo, infatti, a vedere alcune delle questioni che sono state sollevate:

1) l’art. 452 octies prevede per chi ha compiuto un disastro ambientale il ravvedimento operoso. Come se il danno compiuto all’ambiente possa essere risolto attraverso il pentimento.

Si può non essere d’accordo sul principio, ma è evidente che questa è una norma la cui ratio è quella di ottenere un recupero del bene ambientale leso, a fronte del quale il legislatore è disposto a prevedere un possibile sconto di pena. E’ un meccanismo che già esiste nel nostro ordinamento giuridico e non suscita particolare scalpore. Tra l’altro una norma molto simile era contenuta nel disegno di legge presentato nel 2007 dall’allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio , senza suscitare alcuna critica dagli attuali detrattori.

2) l’art.452 che parla di inquinamento ambientale prevede che possa essere applicato solo in caso di inquinamento rilevante. Solo che la giurisprudenza non stabilisce qual è un danno ambientale rilevante. Allora gli effetti di questa norma porteranno a tanti contenziosi rendendo inapplicabile la norma.

Anche in questa circostanza il giudizio muta a seconda dell’autore della proposta. Tralasciando l’aspetto su una giurisprudenza che dovrebbe evidentemente formarsi (come è avvenuto per analoghe fattispecie in cui la valutazione della gravità della condotta è demandata alla discrezionalità del giudice), anche in questo caso il termine “rilevante” è stato usato nelle proprie proposte di legge dagli stessi autori di critiche così feroci .

3) Ecco cosa dice l’art.452-ter (disastro ambientale): “costituisce disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema o l’alterazione la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali ovvero l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l’estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.”
Questa è una norma difficilmente applicabile per la sua genericità e che la subordina al numero delle persone offese.

Di nuovo si può rilevare che il tentativo di introdurre la fattispecie “disastro ambientale” nasce da lontano e in passato non aveva suscitato tutte queste perplessità. Ad esempio nella proposta di legge Balducci, Bonelli del 2006 il “disastro ambientale” non è neppure una fattispecie, ma un aggravante e senza alcuna norma definitoria, mentre la sua definizione nel disegno di legge Pecoraro-Scanio del 2007 è sicuramente più vaga (anche se nella relazione introduttiva si punta molto sulla giurisprudenza) di quella del testo approvato dalla Camera in questa legislatura.

4) secondo art. 318 gli ufficiali di Polizia Giudiziaria avranno possibilità di estinguere la contravvenzione per il reato dando un tempo per la regolarizzazione dello stesso.

5) con art 318 quinques sarà il Pubblico Ministero a comunicare alla polizia giudiziaria il reato e non il contrario.

Per quanto riguarda l’introduzione della parte settima al Testo Unico Ambientale (peraltro frutto di un inserimento in fase emendativa e non della proposta originaria del Movimento Cinque Stelle) sono state espresse delle legittime preoccupazioni e intendiamo approfondire ulteriormente la portata e le possibili conseguenze in termini di applicabilità del nuovo testo. Fermo restando che la norma – proposta dalla maggioranza – non è frutto di una elaborazione fantasiosa, ma la trasposizione dell’impianto normativo del d.lgs. n. 758 del 1994 recante disciplina sanzionatoria in materia di lavoro ed ha una chiara ratio: prevedere delle procedure che consentano l’eliminazione del danno nel più breve tempo possibile. Anche in questo caso per agevolarne l’attuazione si prevedono possibili vantaggi per i contravventori.

Tra furbi e chi studia poco in parlamento hanno fatto passare una legge che raggira e non aiuta l’ambiente anzi tende una mano a chi inquina e danneggia l’ambiente.

Giova ricordare che la proposta di legge – che trae spunto dalle numerose proposte depositate nelle passate legislature anche da chi adesso ha un atteggiamento così critico – è stata oggetto di un confronto molto serrato tra i parlamentari e ha visto la collaborazione di autorevoli esperti (tra cui Luca Ramacci, consigliere della suprema Corte di Cassazione, Vincenzo Paticchio, Comandante del Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, Sergio Costa e Cesare Patrone del Corpo Forestale dello Stato, Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, Carlo Piergallini, ordinario di diritto penale dell’Università di Macerata, Mauro Catenacci, ordinario di diritto penale dell’Università Roma Tre e molti altri esperti e consulenti che hanno dato il loro prezioso contributo per la redazione del testo), nonché l’apprezzamento di associazioni ambientaliste come WWF e Legambiente. Un lavoro di approfondimento che non è ancora terminato e che proseguirà – anche con l’apporto di Maurizio Santoloci, se vorrà – nelle prossime settimane. Siamo aperti al dialogo e disponibili a valutare ogni contributo, purché l’obiettivo sia quello di costruire – al netto del quadro politico – la migliore legge possibile di tutela penale dell’ambiente. Le polemiche le lasciamo ad altri.

Giulia Sarti

Commenti

  1. […] Perché definire “incapaci o imbroglioni” i parlamentari che si sono impegnati in questo lavoro? sembra essere il primo su Giulia […]